Fabrizio Tavernelli intervista su BABYLONBUS

Intervista con Fabrizio Tavernelli
Di Andrea Turetta
Fabrizio Tavernelli. Cantante, musicista, produttore, dj, ha fatto uscire recentemente il suo nuovo album, “Oggetti del Desiderio”. Per l’occasione, ecco l’intervista che ci ha gentilmente concesso…

Le canzoni del tuo nuovo disco sono nate in maniera semplice o sono stati dei “parti” complicati?
No, sono parole, frasi, sfoghi, rabbie, visioni, estasi e eruzioni d’emozioni sgorgate durante la mia vita normale, sono cronache quotidiane, reportage su quello che ci sta accadendo intorno, punti di vista sulle derive dei nostri consimili. Insieme all’urgenza e al flusso automatico di pensieri, allo stesso modo sono nate semplici strutture armoniche, minimali sequenze d’accordi, brani basati sulla voce e su una chitarra che poi sono state rivestite, arricchite, esplorate con il mio gruppo.

Quanto spazio c’è per l’improvvisazione nelle tue canzoni?
Ho voluto fare un album di canzoni, cercando di muovermi all’interno della forma canzone dunque non ho preso in considerazione strutture aperte o composizioni free-form, questi sono aspetti che pratico con altri miei progetti più sperimentali. Diciamo che per “Oggetti del Desiderio” se c’è stata improvvisazione, è stato in fase compositiva: mentre scrivo testi e cerco melodie è facile entrare in uno stato di trance e la scrittura, l’associazione di idee, concetti, immagini, fluisce senza barriere. Dal vivo invece ci saranno momenti in cui i brani potranno svilupparsi e aggiungere nuovi elementi sonori o verbali.

Quanto tempo devi invece dedicare alla ricerca ed allo studio?
Sono sempre stato un istintivo e non ho una preparazione accademica, sono interessato alle idee, al coraggio e alla curiosità. Il punk ha messo in primo piano l’urgenza di dire cose mettendo in secondo piano i virtuosismi, anche l’elettronica ha facilitato l’approccio alla musica… diciamo che il mio studio sono stati gli infiniti e illimitati ascolti di musiche di ogni tipo, sono stati i tanti concerti tenuti in giro per l’Italia (negli anni ‘80 e in particolare negli anni ‘90 con gli AFA), sono state le ore ed ore passate in sala prove, in studi di registrazione… a dire il vero la mia testa lavora continuamente e anche mentre sto facendo altro capita che si materializzi un inciso, un testo, una melodia, un ritmo… poi senz’altro ho sempre scritto, non solo in funzione dei testi. Questa della scrittura, che mi accompagna da sempre, è una pratica costante che sta a metà tra lo studio-esercizio-disciplina e la necessità espressiva- creativa.

Quanto c’è voluto per mettere insieme questo tuo Album?
Per metterlo insieme non tanto, ci sono state diverse vicende sia personali che relative al particolare momento socio-culturale che mi hanno ispirato e generalmente una volta aperto il rubinetto mi capita di scrivere canzoni a getto continuo… naturalmente c’è stata una successiva scrematura e alcuni brani sono stati scartati. Con il gruppo c’è un ottimo affiatamento, c’è fiducia artistica e una comune sensibilità, dunque anche in fase di arrangiamento tutto è stato liscio. Stessa cosa per il lavoro in studio e con il produttore artistico Fabio Ferraboschi con cui lavoro da un bel po’ di anni.

A tuo parere quali potrebbero essere le carte vincenti di questo disco?
Direi la sincerità, probabilmente l’assoluta distanza da vincoli commerciali ma anche da vincoli alternativi, in questo momento sono attratto dalle canzoni che durano nel tempo, che danno sensazioni resistendo al passare del tempo, resistendo alle mode musicali, agli slogan del momento. Ti potrei dire, ma non voglio apparire superbo, che è un album di pop colto… e so che che è una cosa difficile quella di dire o fare cose intelligenti o ricercate, attraverso melodie e canzoni. In passato ho suonato cose contorte, cervellotiche o scritto testi da analisi psichiatrica, surreali, devianti… tanto che oggi non ho paura o vergogna di scrivere, suonare o dire cose più intime, essenziali, confidenziali.

I tuoi spettacoli live come si caratterizzano?
C’è sicuramente un approccio più corposo e ruvido, ma rimangono momenti più eterei e dilatati. Essendo il disco totalmente suonato, il live non fa che accentuarne le caratteristiche.

Poesia e canzone, quanto hanno in comune?
La definizione “poesia” va trattata con i guanti e non sempre la si usa a proposito… sia la poesia che la canzone cercano musicalità e ritmo nella parola, cercano di smuovere qualcosa attraverso un linguaggio, la canzone come la poesia vive sia dentro che fuori di una struttura, di uno schema. Sia la canzone che la poesia possono trasformarsi in una maniera, in una sterile ripetizione, ma quando c’è arte, verità, vissuto, coscienza e incoscienza allora si può parlare di universalità, di eternità, di avanguardia…. il dadaismo e il surrealismo sono un riferimento innegabile per il sottoscritto.

Qualcuno ha detto che suonare è come scrivere perchè bisogna farlo tutti i giorni…
Sono d’accordo, anche se non si tratta di puro esercizio ginnico-fisico, ma di conoscenza di te stesso e di quello che puoi dire attraverso uno strumento, la voce, il corpo. I grandi artisti dopo una lunga gavetta, dopo dischi e dischi, concerti su concerti, testi su testi, arrivano ad una forma purissima, essenziale, fatta di pochi elementi, lavorando di sottrazione, un po’ come gli artisti figurativi che nelle loro ultime opere arrivano a comunicare attraverso pochi segni sulla tela.

Oggi come vedi il mondo musicale giovanile?
Non credo si possa rispondere senza la conoscenza scientifica di quello che si agita sotterraneamente. Ci sono tante cose interessanti, ma spesso relegate in nicchie, nel frattempo tutto si è spostato nella rete e sono cambiati i modi di fruizione e assimilazione della musica. Per quanto riguarda l’Italia penso che oggi sia veramente difficile la sopravvivenza sia artistica che professionale per chi fa musica propria e originale, d’altra parte stiamo vivendo un lungo periodo di deriva culturale.

Quando componi ami farlo appartato, oppure insieme agli altri musicisti?
Subito per conto mio, in tranquillità, con me stesso. Poi però una volta imbastita una struttura con testo, melodia e accordi di base mi trovo con gli altri musicisti e cerco di condividere il più possibile i miei brani. In questo caso il progetto è a mio nome e naturalmente ci metto molto del mio. In altri progetti capita magari di comporre insieme, jammare in sala prove, intervenire sul lavoro di altri.

Si parla da anni di crisi del mercato discografico. Pensi si possa dire che il peggio è passato e si vivrà una nuova era di rinnovamento?
Siamo ancora in una fase di passaggio in cui stanno mutando le vecchie strutture discografiche, di distribuzione, di comunicazione, anche il modo di porsi rispetto alla musica delle nuove generazioni è in un certo modo “antropologicamente” diverso. Non so se il peggio è passato e il rinnovamento è ancora oscurato da una fitta nebbia… in ogni caso vale la pena ricominciare a muoversi dal basso, a fare cose in ogni caso e comunque, senza aspettare un incerto illuminismo discografico.

C’è qualche album o artista che ti farebbe piacere consigliare a chi ci legge?
Troppi sono gli stranieri che potrei citare, ma se mi limito all’Italia dico Faust’o/Fausto Rossi di cui tra l’altro riprendo “Benvenuti tra i rifiuti” nel mio album.

Del mondo della musica odierno. Cosa ti piace e cosa no?
Mi piace la possibilità che ti da la rete e che in un certo modo ha pianificato la visibilità, anche se non so ancora se questa democraticità sarà prima o poi castrata dalle grosse strutture. Mi piace anche la tecnologia che ha facilitato il fare, il produrre, il registrare musica. Non mi piacciono i reality musicali, i contenitori alla X-Factor, tutti gli addetti al settore musica (discografici, network, etc) che pensano di sapere cosa voglia e cosa si possa proporre alla gente.

Per chiudere, quanto contano per un artista equilibrio e sensibilità?
Il non avere equilibrio può essere anche un pregio dal punto di vista artistico, ci sono stati musicisti geniali assolutamente squilibrati, quelli però che sanno stare in equilibrio tra il reale e la follia rimangono negli anni. La sensibilità, soprattutto se propria e pura, permette di leggere e vedere il reale in un modo diverso, permette a chi ascolta di scoprire e condividere nuovi aspetti del nostro mondo.

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Fabrizio Tavernelli su Radio Onda D’Urto

.Martedì 21 Dicembre ore 12,45 intervista su Radio Onda D’Urto. Presntazione album “Oggetti del Desiderio”. www.radiondadurto.org/ nelle province di: Brescia, Milano, Bergamo, Mantova, Cremona, Verona, Trento.

99.6 MHz Brescia e provincia
99.7 MHz Lago di Garda (BS)
98.0 MHz Milano
100.1 MHz Val Camonica (BS)
100.1 MHz Lago d’iseo (BS)
99.9 MHz Alta Val Camonica (BS)
100.0 MHz Ponte di Legno (BS)
102.8 MHz Val Trompia (BS)
95.2 MHz Alta Val Trompia (BS)
95.2 MHz Bagolino (BS)
99.7 MHz Val Sabbia (BS)
106.7 MHz Lago d’Idro (BS)
88.0 MHz Dan Giuliano Milanese (MI)
99.6 MHz Provincia di Bergamo
99.7 MHz Mantova e provincia
99.7 MHz Verona e provincia
99.7 MHz Cremona
99.5 MHz Alto garda e provincia di Trento
105.5 MHz Trento e zone limitrofe

Recensione “Old Wave Prophets”

Un fungo AtomiKo!

E dalla parte meno nobile di questo fungo AtomiKo un lampo verde traccia la sua scia sulle scorie del glorioso passato che si è lasciato alle spalle. A bordo quattro supereroi un po’ sbadati occhieggiano straniti dai finestrini socchiusi, nel baule del cronoveicolo  una bagaglio di esperienze e citazioni provenienti per direttissima dagli anni ’80 e l’ironico, fatalista, sprezzante motto:

“I want to die, but not today”.

ATOMIKA KAKATO!

Sono passati più di vent’anni, la scarsa tenuta delle guarnizioni aperte ha tracciato solchi sui volti dei nostri supereroi, i capelli hanno ceduto allo sbiadire ed i volti hanno acquisito i segni tracciati dall’esperienza, ma i cuori e le menti sono ancora effervescenti come nello scintillante decennio.

Non è un disco per nostalgici, non scimmiotta i gesti in ammiccanti, non si cotona in pettinature strambe, non si perde dietro ad autocompiacimenti che solo le pronunce da anglofoni onanisti possono apprezzare.

E’ una testimonianza, un viaggio andata e ritorno fatto con ironia, senza auto-assoluzioni o prese di distanza da ciò che degli anni ’80 hanno prodotto.

Molto più sincero in quanto le citazioni sono figlie di un onesto affetto, non preconfezionate o reinterpretate da persone che negli anni ’80 erano sì e no state concepite.

SIDE A

1 Sea of my Madness:

Il mare della mia pazzia, il rancore, l’odio.

Il suono Ultravox, le linee di basso e gli echi distorti della chitarra, tutto concorre a dipingere un paesaggio di esclusione in cui le persone faticano a ritrovarsi.

NAUTICO

2 Better days: Il singolo: il pezzo con l’ascolto più immediato dell’album, una chicca che apre col botto e prosegue senza cedere ingloriosamente all’”Easy listening” più a buon mercato.(che bella la batteria in sedicesimi sul ritornello!!!).

PIROTENICO

3 Grossa Sorpresa: Pezzo che affronta i drammi della povertà e della solitudine con piglio ironico.

Di notevole impatto la citazione dell’intro che fa molto “Like to get to know you well” di Howard Jones, ma soprattutto  i cori “Grossa sorpresa, grossa sorpresa by me” sono a “strappamutanda”!

SOSTENITIVO

4 Hello I love you: Tanto per non sottovalutare il potere delle cover! Ricorda con l’onestà intellettuale che i nostri supereroi riconoscono alla loro musica l’operazione “Devo-I can’t get no satisfaction”

INQUIETANTE (da interpretare il diario del viaggio nei bar Marocchini…:-o!!!)

5 Extraordinary average: “Ein, zwei, drei, vier!” Quando la media esce dalla mediocrità per diventare straordinaria e al belloccio di turno capita di inciampare nei laccetti delle scarpe. Il tempo parte cadenzato per concedersi all’ascoltatore sulla strofa e ripartire verso il ritornello e poi…“Ein, zwei, drei, vier!”

CADENZATO

SIDE B:

6 Popococa: “Dimmi quanta cacca e coca dentro al Po…un bel po’!” L’ambientalismo e la nostalgia dei film in bianco e nero in cui Don Camillo faceva il bagno nelle acque del Grande Fiume ancora che ci è così vicino ma dal cui odore vorremmo stare così lontano.

NOSTALGICO

7 Ugly: Quando l’afflato tra due anime si scioglie e resta la Play Station per sopperire al vuoto delle emozioni. Qualcuno potrebbe citare i Joy Division e il nichilismo esistenziale, io comunque non lo farò e mi limito a sostenere che prima di scrivere queste mie parole ho ascoltato un pezzo magnifico.

CONFIDENZIALE

8 Windows Song: La sezione intimistica è volta al termine, e via con una canzone che sa tanto di protesta!

Il supposto genio di Gates messo in croce dall’elencazione delle frustranti incongruenze del sistema operativo che opera ma quasi mai come vorremmo noi. Yankovic apprezzerebbe.

CONTESTATORE

9 Wrong Song: La parte delicata dei nostri eroi senza macchia e senza paura viene a galla, denuda la sua anima per l’ascoltatore e rende i nostri crononauti più simili a noi comuni mortali, echi dei Cure si mischiano alla nebbia di Fabbrico che tanti spunti regala alla dimensione onirica.

RIFLESSIVO

10 Atomikakato: Title track e pezzo di autopresentazione del gruppo, dotata di un buon “tiro” questa canzone fa pensare alla gestione ed allo smaltimento dei rifiuti, siano essi radioattivi, organici e esistenziali. AUTOREFERENZIALE

In definitiva, un CD che ha tanto il sapore di un remember, ma che dalla ricerca dei suoni vintage non mostra nessuna reticenza a tenere compagnia all’ascoltatore che abbia voglia di rispecchiarsi ancora in codici musicali che i più miopi definiscono “sorpassati”, ma cha tuttora mostrano la brillantezza ed il brio di un decennio che tanto ha regalato ai padiglioni auricolari più raffinati.

La produzione e la registrazione hanno un po’ di suono “casareccio”, ma d’altronde è nel “casareccio” che si esalta la vera arte, un po’ come confrontare il ragù fatto dalla mamma (un po’ di noce moscata, un pizzico di sale, carota e sedano quanto basta) con il ragù Star con gli ingredienti assolutamente quantizzati e nessuno spazio alla fantasia…i paragoni li lascio al lettore!

Alessandro Cantoni

Atomika Kakato – Recensione su firelive

Atomika Kakato “Old Wave Prophets”

Lo Scafandro (2010)

In the city of Correggio, north of Italy, there’s a very original band called Atomika Kakato based on the sound of the 80ies (Joy Division, Alberto Camerini, Cure) with a personal British touch. Arrangements and production are fine and the vocal style is pretty good; nice ballads with joyful sounds, funky drumming, this is all about “Old Wave Prophets”, something definelty well done in underground independent new wave landscapes of modern times. Just kep in mind, Atomika Kakato haven’t made something new, but they tried to bring a modern point of view about how it is to play today new wave music. Post punk, a bit of italo stuff, keyboards Camerini’s style and atmospheres flavoured of the movie “Neverending Story”, here you go with a big pack of dynamic infuences and different roots. A provocateur record that you should pick up if you wanna have fun. Right? Here you go with Atomika Kakato…remembering rock ‘n roll robot!

9/10

http://www.firealive.it/reviews/reviews_a/reviews_a11.html

Recensione “Oggetti del Desiderio” su Blow Up

SONGWRITING
Oggetti del Desiderio . CDLo Scafandro/Wondermark
“Ormai siamo tutti irriconoscibili/il palloneche rimbalza da ogni parte/l’inganno che ci rendeamorevoli, quali sono gli altri umani con cui vivo?”
Una lucida disamina sul mondo, un disco di umanesimopost-moderno, forte di una vena cantautora…le sensibilee mai di grana grossa. Fabrizio Tavernelli è un nomeche ha radici lontane, che deve i suoi esordi agli anni ‘80degli En Manque D’Autre e si lega alle esperienzeAFA e Consorzio Produttori Indipendenti. Ci sono diversecanzoni bellissime in quest’album disarmante e sincero:la lirica Da Respirare, il pop rock quasi seventies di Ikebana,la superbia wave di Sotto la Croce, il rockarolla calligrafico diAspettando il Vip, la metropoli tagliente di Oggetti del Desiderio.E la cover di Benvenuti tra i rifiuti di sua maestà Faust’O chiarisceulteriormente le ragioni poetiche di questo piccolo gioiello di poesiadei nostri giorni.(7) Piergiorgio Pardo

Recensione “Oggetti del Desiderio” su Rumore

“Oggetti del desiderio” 2010 Lo Scafandro
8 – Altri, con un passato meno ricco e variegasto,già vivono di rendita e ricordi. Non così Taver(En Manque D’Autre, AFA, Ajello, ecc.), che oltre a lanciareuna nuova etichetta se ne esce con una prova che ancoramancava ai suoi trent’anni di nomadismo artisti…co:un album solista di rotonde canzoni senza alcun timoredi mostrarsi mainstream, dieci tracce di rara pulizia edessenzialità, depurate da ingenuità lo-fi ma tutt’altro chesterili e omogeneizzate. Anzi, non demorde la schietta vervesatirica dell’emiliano, che mettendo in bella calligrafiapop-rock una vena melodica dai lontani richiami beat-sixties(Andrew Warhola) si guarda dentro (Ma che gente c’è in giro)e se la prende con strutture religiose e mediatiche svuota-anime,ma ancor più coinvolge quando cerca un improbabile amore dacall-center, quando saluta la voglia di vita nel respiro di un nuovo nato o celebra il potere della musica in un festososcioglilingua hip-hop (La Banda).
Vittore Baroni

Recensione “Oggetti del Desiderio” su Musiclub

FABRIZIO TAVERNELLI “Oggetti del Desiderio” Etichetta; Lo Scafandro Distribuzione; Wondermark Eclettico, ecco il termine giusto per definire Fabrizio “Taver” Tavernelli. Protagonista della scena indipendente italiana da metà degli anni \\\’80 con gli En Manque D\\\’Autre, Tavernelli nel \\\’90 torna in scena con gli AFA e il Consorzio Produttori Indipendenti per poi approdare, in tempi più recenti, a progetti come Groove Safari, Duozero, Roots Connection, Babel, Ajello… Un viaggio della musica in tutte le sue declinazioni dal new wave al crossover, dalla sperimentazione al pop, dalla psichedelia all\\\’elettronica, dalla chansonne alla dance più innovativa. Un iter che oggi porta Tavernelli ad esplorare la semplicità e l\\\’essenzialità della Canzone d\\\’Autore: musica e parole che si fondono per creare un qualcosa di più grande della semplice somma delle parti. Un pop-rock importante accompagna testi che ci parlano di decadenza, egoismo, integralismo, e del desiderio come risposta e recupero della primigena purezza, come salvezza che passa della sincera dimostrazione della propria essenza