VIDEO di Fabrizio Tavernelli….”MA CHE GENTE C’E’ IN GIRO”

Il videoclip del brano “Ma che gente c’è in giro“, dall’album di Fabrizio TavernelliOggetti del Desiderio” (2010-Lo Scafandro). Regia di Mario Genevini.

 
Mario Genevini : fin dal primo incontro si è instaurato un clima di scambio e quindi si è delineata la possibilità di riprendere alcuni miei campi di interesse e di ricerca per fare una riflessione ulteriore al tema della canzone “ma che gente c’è in giro”.
l’intenzione che abbiamo condiviso è stata di realizzare un video che facesse un discorso parallelo al tema del brano, una divergenza capace di animare il discorso piuttosto che incorniciarlo.
per rendere visivamente il tema del brano, ovvero lo spaesamento nelle relazioni, ho utilizzato alcuni materiali d’archivio di pubblico dominio, ritagliando da vari film una serie di primi piani. nel primo piano il personaggio è solo, privato per un istante del contesto e dell’ambiente in cui è. mi è sembrata una condizione simile a quella che viviamo oggi, obbligati a un continuo primo piano e peraltro ad essere più simili alle facce dei film classici seguendo la moda nostalgica del rassicurante vintage.
è inoltre uno spaesamento di dispositivi. tavernelli è una delle facce o “guarda” le facce, la realtà è tra le facce o nello schermo che le riproduce?
Fabrizio Tavernelli : atmosfere noir, sgranature, spaesamento, anemic cinema, fotogrammi corrosi, pezzi di celluloide come pezzi di esistenza, hollywood babilonia, frammenti proiettati sul malconcio schermo della vita, sfocature, sceneggiature instabili, titoli di coda, finzione. Il desiderio disperato ma fallito di comprendere gli altri, di capire cosa ci sta accadendo intorno…
 

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 MA CHE GENTE C’E’ IN GIRO


ma che gente c’è in giro

quali sono gli altri umani con cui vivo

e non riesco a capire se sono io…


poche tracce di vita, nulla più rimane da seguire

tanto che ormai siamo tutti irriconoscibili

il prepotente al volante

il pallone che rimbalza da ogni parte

la bugia che diventa poesia

l’inganno che ci rende amorevoli


ma che gente c’è in giro

quali sono gli altri umani con cui vivo

e non riesco a capire se sono io…


una visione tradita

l’ansia del minuto che sta per passare

ognuno di noi può giocarsi tutti i suoi crediti

il venditore ambulante

quello trascinato dalle circostanze

che sia vittoria o che sia agonia

ci si butta costi quel che costi


ma che gente c’è in giro

quali sono gli altri umani con cui vivo

e non riesco a capire se sono io…


il pavimento che crolla nessuno si sposta

il pavimento che crolla nessuno si sposterà


una corsa infinita

ci si scontra ma nessuno se ne accorge

sembra normale che non ci sia

differenza tra orgoglio e vergogne


ma che gente c’è in giro

quali sono gli altri umani con cui vivo

e non riesco a capire se sono io che non sono più comprensivo

Recensione su IL MUCCHIO

Il MUCCHIO – “Tavernelli allo scoperto”

All’interno del nostro panorama musicale indipendente, Fabrizio Tavernelli è sempre stato molte cose : negli anni Ottanta leader degli En Manque D’Autre, negli anni Novanta alla guida degli Acid Folk Alleanza, poi trasformatisi in A.F.A., e nomade psichico (autore di articoli trasversali su “Il Maciste”, rivista ufficiale del Consorzio Suonatori Indipendenti), il musicista ha dato vita nel decennio successivo al taglia-e-cuci di Groove Safari e al blues in salsa tecnologica di Roots Connection. Ma è la prima volta, in ormai venticinque anni di onorata carriera, che l’artista di Correggio decide di pubblicare musica a proprio nome, lasciando da parte le sigle. Nell’esporsi direttamente si accolla un ulteriore rischio: fare musica pop, tralasciando (almeno al primo ascolto) gli aspetti più disturbanti e dadaisti della sua personalità musicale, forse per la prima volta accantonati in maniera così netta. Oggetti del Desiderio, appena pubblicato da Lo Scafandro, potrà far storcere il naso a qualcuno, ma è senza dubbio un esempio interessante di mainstream pop visto attraverso gli occhi di chi non appartiene geneticamente al settore ma due o tre trucchetti li ha comunque appresi,. E poi, al di là della linearità percepita in superficie, non si può certo dire che il funk-rap de La Banda o la resa rock di Benvenuti tra i rifiuti di Faust’O siano esattamente la solita roba.

Alessandro Besselva Averame