E’ PARTITO IL CROWDFUNDING PER IL NUOVO LAVORO DI FABRIZIO TAVERNELLI

23172590_10210878968987037_140240160298343257_n

 

 

 

 

 

FABRIZIO TAVERNELLI presenta “INFANTI”

Sono conscio dei tempi di reazione/attenzione del social. La raccomandazione in ogni campagna di comunicazione è la sinteticità, la stringatezza, la semplificazione. Però, però, però…se avete tempo/voglia/curiosità/masochismo qui di seguito lo scritto che descrive il concept del nuovo album “Infanti”. Se poi volete dichiarare la vostra condizione di Infanti, non di fanti e sostenere il progetto, prenotando cd e ricompense in fondo, giù in fondo, profondamente trovate il link per accedere online e prenotare.
INfanti
Infante, bambino in tenera età, che non può parlare, che è muto.
Infante contiene la parola fante e allora in-fante indica la trasformazione in soldato, un arruolamento, una resa alle armi.
Il fante, quello che combatte a piedi, quello che si trova in prima linea.
Ecco provate a pensare alle trincee della guerra mondiale e spostate lo scenario nelle odierne trincee mediatiche, nei campi di battaglia digitale, nelle trincee scavate nei social dove ad essere sbattuti al fronte sono i corpi dei bambini.
Carne, sangue, sguardi innocenti usati sempre di più come mezzi per combattere le nostre guerre, per spostare le opinioni nel mondo e spesso ci si chiede se la massa oscena di immagini con cui veniamo bombardati sia reale o artefatta. Se dietro vi sia una regia, una sceneggiatura con effetti speciali o se stiamo davvero assistendo al massacro dei figli della terra.
Una domanda che appare relativa, perchè, vero o falso, senza filtri o costruito, si tratta comunque di un uso pornografico dei corpi degli infanti. Reportage di guerra o voyeurismo?
Noi li mandiamo al fronte e osserviamo dagli schermi dei nostri terminali persi tra lo sconcerto, l’orrore e una inconfessabile morbosità.
Noi non siamo stati in quei luoghi distrutti, tra le macerie, tra la disperazione e l’abbandono. Potranno i nostri figli avere la nostra stessa fortuna di non incontrare mai la guerra?
In fondo nuove forme di conflitto sono già entrate nelle nostre città e questo lo si percepisce dalle paure confessate dai più piccoli.
Le promesse di viaggi senza confini e i pensieri senza prigioni sembrano appartenere al passato idealizzato, quello che rimane e prospera è un mondo che urla.
Guerre che invadono sempre più le nostre società insoddisfatte dove i nostri bambini sono messi di fronte a un paradiso che strabocca di oggetti preziosi, di ricchezze ostentate volgarmente ma dove è necessario insegnare che è peccato desiderare, che non è possibile toccare, avere, dove gli ipermercati sono paradisi perduti.
Bambini a cui si ruba il futuro, a cui non verrà mai pagato nessun riscatto. Persino i furti delle donazioni destinati alle loro cure sono il segno dell’abuso del loro corpo, del loro essere indifesi.
E’ una messa in minore che non ha più nulla di sacro.
Loro sono le nostre vittime, messi al mondo per imparare le negazioni, le assenze, la chiusura di confini, le barriere, i muri, il filo spinato. Bambini a cui si nega la terra e il suo attraversamento,
che saranno stranieri nella stesso luogo dove sono nati.
Infine noi, nel nostro quotidiano, dove i figli diventano l’ultimo status symbol da mostrare in pegno alla società o il campo minato che ci lasciamo dietro quando noi adulti abbandoniamo le nostre postazioni di guerra.
Loro sono il nostro scudo umano, gli ostaggi, quello che ci terrorizzerà.

https://www.musicraiser.com/it/projects/9120

 

E anche leggere il parere di SENTIERI SONORI BLOG

https://sentierisonori.blogspot.it/2017/10/fabrizio-tavernelli-crowdfunding-per-il.html

Prossima uscita dei RADIOALICE

Siamo in lavorazione col nuovo lavoro dei RADIOALICE………

image2

(IL SONNO DELLA RAGIONE GENERA) ECOMOSTRI

 

“Ecomostro è un termine colloquiale utilizzato nel linguaggio giornalistico italiano per indicare un

edificio o un complesso di edifici considerati gravemente incompatibili con l’ambiente naturale

circostante, prevalentemente riguardo all’impatto visivo.”

 

Se così fosse, sarebbe facile: basterebbe qualche carica esplosiva e tutto sarebbe risolto. Il male estirpato, l’ambiente reso a se stesso, la bellezza ripristinata.

Ma non possiamo non chiederci: come può essere accaduto? Chi ha progettato, autorizzato, finanziato e costruito l’Ecomostro?

L’uomo. Gli uomini. Uomini portatori di una colpa che nessuno, probabilmente, farà loro scontare.

 

La disarmonia dell’Ecomostro, il suo ferire l’ambiente in cui si trova, oltrepassa i confini del territorio per riversarsi nella società. Ecomostri d’acciaio e cemento invasi da un’umanità disperata, abbruttita, ma vitale, nel suo brutale fascino, in una continua genesi del nostro peggio e del nostro meglio.

 

Radioalice esplora questa disarmonia incompatibile, come parte in causa ( chi non lo è?), con l’unica arma di cui dispone: con un Ecomostro musicale, fuori tempo, fuori luogo, fuoriorario. Fuori da tutto.

Abbiamo le  ore contate…….. prima del l’abbattimento.

 

“In un piccolo pezzetto di paradiso è apparso all’improvviso

tra cielo e mare trova posto un piccolo ecomostro

Il suo impatto ambientale che non so quantificare

l’eco sostenibile pesantezza dell’essere un ecomostro”

 

image1

 

 

 

VIDEO di Fabrizio Tavernelli….”MA CHE GENTE C’E’ IN GIRO”

Il videoclip del brano “Ma che gente c’è in giro“, dall’album di Fabrizio TavernelliOggetti del Desiderio” (2010-Lo Scafandro). Regia di Mario Genevini.

 
Mario Genevini : fin dal primo incontro si è instaurato un clima di scambio e quindi si è delineata la possibilità di riprendere alcuni miei campi di interesse e di ricerca per fare una riflessione ulteriore al tema della canzone “ma che gente c’è in giro”.
l’intenzione che abbiamo condiviso è stata di realizzare un video che facesse un discorso parallelo al tema del brano, una divergenza capace di animare il discorso piuttosto che incorniciarlo.
per rendere visivamente il tema del brano, ovvero lo spaesamento nelle relazioni, ho utilizzato alcuni materiali d’archivio di pubblico dominio, ritagliando da vari film una serie di primi piani. nel primo piano il personaggio è solo, privato per un istante del contesto e dell’ambiente in cui è. mi è sembrata una condizione simile a quella che viviamo oggi, obbligati a un continuo primo piano e peraltro ad essere più simili alle facce dei film classici seguendo la moda nostalgica del rassicurante vintage.
è inoltre uno spaesamento di dispositivi. tavernelli è una delle facce o “guarda” le facce, la realtà è tra le facce o nello schermo che le riproduce?
Fabrizio Tavernelli : atmosfere noir, sgranature, spaesamento, anemic cinema, fotogrammi corrosi, pezzi di celluloide come pezzi di esistenza, hollywood babilonia, frammenti proiettati sul malconcio schermo della vita, sfocature, sceneggiature instabili, titoli di coda, finzione. Il desiderio disperato ma fallito di comprendere gli altri, di capire cosa ci sta accadendo intorno…
 

In Onda su : RAI MUSIC, Popcorn TV, Lepida TV, Televomero, PNBOX.TV, Hello TV, Bufo TV/Fasteweb TV, Alfa Channel, TV TELESTREET BRESCIA, CANALE 21 – canale digitale IRIDE, INTERVISTANDO WEB TV, MUSICLINKER, GOTHAMTV , RAVENNA WEB TV , SUONO TV , UNOTV , MOUSEMEN , RADIO ALTERNATIVE , HEY MEN CLOSE FRIENDS , Loudvision etc.

 MA CHE GENTE C’E’ IN GIRO


ma che gente c’è in giro

quali sono gli altri umani con cui vivo

e non riesco a capire se sono io…


poche tracce di vita, nulla più rimane da seguire

tanto che ormai siamo tutti irriconoscibili

il prepotente al volante

il pallone che rimbalza da ogni parte

la bugia che diventa poesia

l’inganno che ci rende amorevoli


ma che gente c’è in giro

quali sono gli altri umani con cui vivo

e non riesco a capire se sono io…


una visione tradita

l’ansia del minuto che sta per passare

ognuno di noi può giocarsi tutti i suoi crediti

il venditore ambulante

quello trascinato dalle circostanze

che sia vittoria o che sia agonia

ci si butta costi quel che costi


ma che gente c’è in giro

quali sono gli altri umani con cui vivo

e non riesco a capire se sono io…


il pavimento che crolla nessuno si sposta

il pavimento che crolla nessuno si sposterà


una corsa infinita

ci si scontra ma nessuno se ne accorge

sembra normale che non ci sia

differenza tra orgoglio e vergogne


ma che gente c’è in giro

quali sono gli altri umani con cui vivo

e non riesco a capire se sono io che non sono più comprensivo

Recensione su IL MUCCHIO

Il MUCCHIO – “Tavernelli allo scoperto”

All’interno del nostro panorama musicale indipendente, Fabrizio Tavernelli è sempre stato molte cose : negli anni Ottanta leader degli En Manque D’Autre, negli anni Novanta alla guida degli Acid Folk Alleanza, poi trasformatisi in A.F.A., e nomade psichico (autore di articoli trasversali su “Il Maciste”, rivista ufficiale del Consorzio Suonatori Indipendenti), il musicista ha dato vita nel decennio successivo al taglia-e-cuci di Groove Safari e al blues in salsa tecnologica di Roots Connection. Ma è la prima volta, in ormai venticinque anni di onorata carriera, che l’artista di Correggio decide di pubblicare musica a proprio nome, lasciando da parte le sigle. Nell’esporsi direttamente si accolla un ulteriore rischio: fare musica pop, tralasciando (almeno al primo ascolto) gli aspetti più disturbanti e dadaisti della sua personalità musicale, forse per la prima volta accantonati in maniera così netta. Oggetti del Desiderio, appena pubblicato da Lo Scafandro, potrà far storcere il naso a qualcuno, ma è senza dubbio un esempio interessante di mainstream pop visto attraverso gli occhi di chi non appartiene geneticamente al settore ma due o tre trucchetti li ha comunque appresi,. E poi, al di là della linearità percepita in superficie, non si può certo dire che il funk-rap de La Banda o la resa rock di Benvenuti tra i rifiuti di Faust’O siano esattamente la solita roba.

Alessandro Besselva Averame