RECENSIONE ON LINE ROCKIT.del 05/01/2012

RASHOMON

ANDRA’ TUTTO BENE

Blues, Hard Rock Album del giorno

di Marcello Farno, 05/01/2012

ALBUM

  

Inizia il disco e i primi tre pezzi sono drittissimi. Blues sporco e grezzo, atmosfere aride, parole appuntite. È come se ci si trovasse di fronte a una versione ibrida di Bachi Da Pietra e Samuel Katarro. In realtà, sotto c’è un notevole substrato di elettricità malata, chitarra e batteria, e qualche rara incursione di synth. In questo caso prendono a prestito la formula e l’attitudine, assai ben rodate, di gente come Jon Spencer Blues Explosion e dei nostrani Bud. Sempre con quel sorriso beffardo di chi, pur con le pezze al culo, riesce a riderti in faccia. E, a dir la verità, in queste vesti non convincono molto. I testi soprattutto, navigano a metà tra l’accostamento scontato (“brucerò i tuoi occhi ora che sono diventato fuoco”) e immagini che a fatica riescono a colpire e a farsi capire (“cani fedifraghi hanno piume di struzzo” o, ancora “la spiaggia è scura di polvere da sparo”). Poi, d’un tratto, è come se volontariamente decidessero di scompigliare le carte in tavola. Da “Meglio rinunciare” in poi cambiano colore, e dalla sabbia di prima, dalla gola secca e dagli urli a denti stretti, è come diventassero improvvisamente più riflessivi, tirino più a lungo il fiato, calibrino meglio gli affondi e i momenti di calma apparente: “Black Jesus” e “Persi” soprattutto, credo siano i pezzi più esplicativi. Sarà perchè introducono un piano che per suono ricorda quello di Tom Waits, sarà perchè i testi adesso diventano più lineari e curati, ispirati da queste nuove atmosfere. Ed è con questa nuova veste proto-pop che i Rashomon guadagnano gli onori della partita. Ci sanno fare, questo è indubbio, hanno melodie sporche e originali, i pezzi convincono di più quando avanzano con questo carattere obliquo e la voce è bastarda al punto giusto. La chitarra anche, quando si prende la liberta di fraseggiare in maniera noise (“Denti stretti”) diventa cattiva e lancinante. È un debutto, e se imparano a gestirsi meglio lungo tutta la durata di un disco, credo possano riservarci ottime sorprese. Teniamoli d’occhio.

RASHOMON – ANDRA’ TUTTO BENE – e’ uscito il 25 novembre 2011 (lo scafandro/wondermark)

RASHOMON presenta “ANDRA’ TUTTO BENE”

 

 

Hanno vinto diversi premi prestigiosi, tra cui Premio Demo di Radio Uno Rai e Rock Targato Italia

Hanno un suono che rimanda a The Black Keys

ma loro, dall’alto della loro innocenza,

assicurano di averli scoperti un paio di settimane dopo essere usciti dallo studio

per la registrazione di questo bellissimo disco d’esordio

in uscita con l’etichetta Lo Scafandro

benvenuti nel mondo di RASHOMON… dove ANDRA’ TUTTO BENE

 

RASHOMON

Andrà tutto bene

Etichetta; Lo scafandro

Distribuzione; Wondermark

Data di uscita; 25 novembre 2011

www.rashomonmusic.com 

I Rashomon sono orgogliosi di presentare il loro primo disco ufficiale: Andrà Tutto Bene.

Un album che ti prende per mano e ti porta a vedere il più sudicio e grottesco baraccone mai giunto in città. Ti sbatte sulla faccia un mondo cane, dove nessuno ti può o ti vuole aiutare. E infine,

dopo averti fatto urlare e lasciato sgomento, come una tenera mamma ti prende in grembo e, nonostante tutto, riesce a confortarti.

I Rashomon costruiscono una musica scarna, fatta di sporcature e inflessioni provenienti dal blues arcaico. Ed è proprio il blues il primo colore del disco, che va ad imbrattare una sensibilità decisamente moderna, a caccia dei timbri e delle atmosfere tipiche del live. La neonata band ha infatti caratterizzato la propria

identità a partire dall’esperienza sul palco e dall’energia dell’interplay, che diventa un elemento fondamentale quando la formazione viene ridotta all’osso e tutto deve essere veicolato attraverso una voce, una chitarra ed una batteria.

La semplicità e l’immediatezza dei lunguaggi musicali diventano lo scenario perfetto per la scrittura di Kheyre Walamaghe, cantante e autore dei testi. Una scrittura radicata nella cruda realtà delle cose (Bukowsky, Scorsese), capace allo stesso tempo di perdersi in universi onirici (Lewis Carroll, Roal Dahl, Neil Gaiman). Su questo palcoscenico si alternano l’amore che consuma (Fuoco), l’abbandono alla solitudine (Persi), l’intimità filosofica e religiosa (Black Jesus e Vite Splendide) e l’atteggiamento politico (Maledetti). Il tutto va a comporre un epica limpida e diretta, a celebrazione degli insignificanti e meravigliosi eroismi privati del nostro mondo.

Andrà tutto bene è stato registrato e mixato da Davide Cristiani nel suo nuovissimo studio “Bombanella Soundscapes” a Maranello ed è stato masterizzato al Pisimastering Studio (Roma) da Claudio

Gruer. Un importante contributo alla realizzazione dell’album viene dall’incontro tra i Rashomon e Lo Scafandro (etichetta discografica emiliana): Fabrizio Tavernelli e Roberto Fontanesi hanno accompagnato la band in tutte le fasi della produzione.

Il disco si completa con l’opera grafica di Davide Montorsi, la fotografia di Emanuele d’Antonio e gli esercizi calligrafici del piccolo Martin Mancini.

RECENSIONE ON LINE DI IMPATTO SONORO – WEBZINE

Rashomon, nuovo progetto del modenese Kheyre Walamaghe, già pianista di Cisco (ex Modena City Ramblers) riescono nell’intento di suonare abrasivi ed al contempo fruibili per un’audience che potrebbe essere ben più ampia di quei soliti quattro gatti che, per fare un esempio, ascoltano ancora Jon Spencer. Power trio composto da synth/piano, chitarra e batteria (senza l’apporto quindi del basso) i Rashomon attaccano alla giugulare col blues belluino di Mamma è un brutto mondo, ed è subito un bel sentire: suono sporco, attitudine da cazzotto in faccia, distorsioni sature come il garage noise della Blues Explosion insegnava una quindicina d’anni fa. I momenti migliori di Andrà Tutto Bene sono proprio quelli nei quali il gruppo spinge sull’accelleratore senza farsi troppe remore, con piglio da vero caterpillar schiacciasassi: Denti Storti possiede ancora la carica da lupo mannaro di zio Waits, Maledetti è più ruffiana ma non per questo meno efficace. Va detto che i paragoni fatti con i Black Keys sono abbastanza centrati, anche se qui c’è maggior fascinazione per suoni oscuri  che collassano in rumorismi nevrotici e meno attitudine “indie” rispetto alla band di Dan Auerbach. C’è poi anche un’anima più pacata, che si risolve in alcuni numeri al confine col cantautorato rock: Black Jesus, Persi, Vite Splendide ricordano le cose migliori uscite dal rock alternativo italiano degli anni ’90 (Afterhours), con delle buone progressioni melodiche ed un songwriting solido che regge anche dopo ripetuti ascolti.

Forse l’episodio più “studiato” per piacere alle radio è Il cielo di Super Mario, dall’incedere funky alla RHCP; ma che dire, la band convince anche in queste vesti. Chapeau.