Recensione “Oggetti del Desiderio” su Alias

FABRIZIO TAVERNELLI
oggetti del desiderio (Lo Scafandro)
Componente dello storico gruppo degli AFA, Tavernelli si propone oggi con il primo disco da solista. I percorsi musicali di questo lavoro sono spesso tortuosi, intricati, a volte sotterranei, solitari, franosi, carsici. Un semplice album di canzoni, suonato, essenziale, nudo nei suoni come nelle parole… (p.ma.)

Recensione “Oggetti del Desiderio” su Fardrock

Fabrizio Tavernelli – Oggetti del desiderio
Pubblicato il 07/02/2011 da joyello
Etichetta: Lo Scafandro
Tracce: 10 – Durata: 41:20
Voto: 7/10

Fabrizio Tavernelli arriva da lontano, da quella stagione pionieristica che fu la new wave italiana degli anni 80 durante la quale militava nella band En Manque D’Autre. Nel decennio successivo s’accasò alla corte del Consorzio Produttori Indipendenti con l’Acid Folk Alleanza (familiarmente AFA) per poi, con l’arrivo del nuovo millennio impegnarsi in un’attività ipertrofica in mondi e realtà musicali senza limiti, lasciandosi coinvolgere da progetti dance, dall’elettronica, dal rock all’avanguardia avviando progetti come Groove Safari, Roots Connection, Duozero, Babel, Ajello e altri ancora.
Ed è per questo che stupisce piacevolmente questa sua (prima) opera autografa, che riporta Taver a un pop-rock vecchio stampo, con inflessioni cantautorati che non nascondono i vecchi sogni di rock’n’roll.
Fabrizio ha una bella voce, precisa ed intonata, che si adatta perfettamente a questo genere di canzone e che si lascia andare a interpretazioni vitali e sentite.
Una formazione classica costituita da chitarra (Marco Santarello), Basso (Marco Tirelli), Batteria (Lorenzo Lusvardi) e tastiere (Alessandro De Nito), accompagnano la voce e la chitarra di Taver con un metodo che sembra ripercorrere strade conosciute e che, proprio per questo, consente all’autore di esprimersi in maniera diretta e sincera grazie al linguaggio universale e sempreverde del rock più sanguigno. Un pop-rock moderno, che non ha rughe ma che mostra con orgoglio qualche segno di espressione.
Anche quando rende omaggio alla new-wave mainstream di Faust’O (Benvenuti tra i rifiuti), il linguaggio di Tavernelli è personale, aguzzo e senza troppi eccessi nostalgici. Tutto scorre adesso, qui ed ora, con le parole (tutte rigidamente in italiano) che si indignano per il decadente stato del nostro Paese ma che non dimenticano mai di lasciar entrare uno spiraglio ironico, mezzo fondamentale per consegnare messaggi credibili.
Compagnia telefonica, sui problemi di comunicazione generati da un’overdose di mezzi a disposizione, è già un piccolo hit, Andrew Warhola celebra il presagio dei 15 minuti di celebrità della teoria di Andy Warhol, Ma che gente c’è in giro si pone come un bisogno disperato di comprendere il prossimo mentre La Banda celebra la compagna di sempre, la musica, e Aspettando il Vip si interroga sui percorsi mentali dei fan compulsivi.
Dieci canzoni, tutte piacevolmente oneste, miracolosa panacea per tanta mala-musica che in Italia continua a finire in testa alla classifica.http://fardrock.wordpress.com/