recensione su Corriere di Bologna “Oggetti del Desiderio”

il disco

Da Andy Warhol alla natura,

l’esordio «autentico» di Tavernelli

Nei prossimi giorni esce il primo album a suo nome, «Oggetti del desiderio»

Fabrizio Tavernelli
Fabrizio Tavernelli è stato il cantante degli En Manque D’Autre, gruppo indipendente che negli anni ’80 ha lasciato ai posteri diversi dischi. Fabrizio Tavernelli è stato il cantante degli AFA, gruppo che negli anni ’90 ha lasciato ai posteri diversi dischi e incideva per il Consorzio Produttori Indipendenti. Fabrizio Tavernelli, negli anni Duemila, ha dato vita a molteplici progetti musicali: Groove Safari, Duozero, Roots Connection, Babel, Ajello, ciascuno dei quali ha lasciato ai posteri diversi dischi. Fabrizio Tavernelli è il fratello di Little Taver, ma questo non ci deve interessare in codesto contesto. Fabrizio Tavernelli pubblica ora – l’uscita è prevista per i prossimi giorni – il suo primo album a suo nome, intitolato Oggetti del desiderio.

Un piccolo evento nel panorama musicale italiano, nel quale escono decine di cd ogni giorno, che nella maggior parte dei casi potevano rimanere nei cassetti. Un piccolo evento che non deve passare inosservato per due semplici motivi. Il primo è legato alla storia di Tavernelli, troppo importante per la musica italiana per essere relegata in un angolo, il secondo perché Oggetti del desiderio è uno spaccato crudele del nostro quotidiano, una finestra aperta su un mondo votato al collasso. Tavernelli è approdato a un disco di pop rock d’Autore, quello con la “A” maiuscola, perché fa tanto figo. Tavernelli ha peregrinato tra indie, crossover, dance, elettronica, sperimentazione e new wave, prima di approdare al pop rock, genere musicale tra i più difficili da scrivere, perché dietro l’angolo si può cadere in un testo banale, o in una melodia per nulla melodica. Tavernelli invece esce a testa alta da questa prova, segno evidente che gli anni trascorsi a fare altro, l’hanno corazzato. Se poi riuscirà a far canticchiare testi che dicono: «Non c’è nessuna compagnia telefonica che mi chiami o mi chieda se sto bene, se sono solo o se ho soltanto bisogno di parlare» (Compagnia telefonica), oppure «Quali sono gli altri umani con cui vivo, non riesco a capire se sono io, il prepotente al volante, la bugia che diventa poesia, sembra normale che non ci sia differenza tra orgoglio e vergogna» (Ma che gente c’è in giro), o «Cerco qualcosa in cui potermi rispecchiare, non m’importa se la mia vita è vera, oppure no, ho raggiunto il mio sogno, sono quello che sta ore sotto il sole ad aspettare il vip» (Aspettando il vip), sì, se riuscirà a entrare nella testa della gente con queste liriche, il suo personale goal l’avrà segnato.

Un disco di pop rock con testi da piegarti le gambe, perché con il sorriso sulle labbra e una musica solare, Tavernelli omaggia Andy Warhol e i suoi quindici minuti di popolarità (Andrew Warhola), racconta la morte (La banda), si mette ad ascoltare il respiro dei figli in un’ode alla vita (Da respirare), parla di natura (Ikebana) o di oscurantismo religioso (Sotto la croce). Se poi decide anche di fare suo un pezzo del 1978 di Faust’O, intitolato Benvenuti tra i rifiuti e si rimane stupiti di quanto sia attuale, la cosa si fa decisamente interessante e malvagia. Grande Taver, la tua opera prima è da antologia. Pop rock con testi da lacrime agli occhi. «Ricchi, poveri, politicanti, siete figli della m…. Benvenuti tra i rifiuti, qui non c’è la polizia, benvenuti tra i rifiuti, qui la legge siamo noi».

Andrea Tinti

13 novembre 2010

Atomika Kakato in arrivo!!

ATOMIKA KAKATO

“Old Wave Prophets”

Etichetta;  Lo Scafandro

Distribuzione; Wondermark

data di uscita; 14 gennaio

Profeti della old wave. Sin dal primo ascolto si capisce da dove arrivano e cosa vogliono riproporre Atomiko Kakato. Una formula musicale che rimanda a un immaginario intriso nel sound anni 80. Gli anni 80 della new wave inglese. La voce, un po’ spezzata come piaceva alle band wave d’oltre manica, è un indelebile punto di contatto con il decennio che già moltissime nuove leve della terra d’Albione saccheggiano in questo periodo. Gli arpeggi e le linee di basso sono la naturale prosecuzione di gruppi come Cure, Joy Division. Ma in particolare quell’andamento spigoloso di molti brani del disco di Atomico Kakato rimanda a band come XTC.

D’altra parte non poteva che suonare così il disco di questa band e del secondo disco della neonata etichetta Lo Scafandro.

Già, perché dietro Lo scafandro agiscono personaggi come Fabrizio Tavernelli e Roberto Fiorello Fontanesi. Gente che ha dato vita a un gruppo come A.F.A., che ha lavorato in label storiche come I dischi del mulo, che ha collaborato con artisti come Massimo Zamboni e Giovanni Ferretti (ex CCCP).

Oggi, a trent’anni di distanza dal periodo d’oro cui si rifanno, con un approccio disincantato e scanzonato ci regalano una manciata di brani ben costruiti e un’esilarante versione wave di “Hello I Love You” dei Doors che ha il sapore di un’altra cover storica degli anni 80 (“Satisfation” rielaborata dai Devo).

Nasce Lo Scafandro

Nasce una nuova etichetta discografica indipendente

LO SCAFANDRO

Voluta da alcuni membri degli AFA

gruppo che negli anni ’90 ha proposto una originale miscela di suoni e teorie

si inizia a novembre con un album solista di FABRIZIO TAVERNELLI

il mese successivo disco di ATOMIKAKATO

Lo scafandro è uno speciale indumento impermeabile, generalmente metallico, dotato di vari dispositivi, che consente di operare in ambienti altrimenti irresistibili. Sott’acqua, nell’alta atmosfera, nello spazio. Grazie allo scafandro possiamo esplorare e scoprire nuovi mondi, nuove realtà, nuovi suoni. Dentro a uno scafandro possiamo sopravvivere in situazioni ostili: dove non c’è ossigeno, dove la temperatura è troppo elevata, dove non c’è gravità. Metaforicamente possiamo dunque resistere alla deriva culturale del nostro piccolo mondo, alla mancanza di spazi, alla invasione della musica formattata. Possiamo scendere negli abissi o sottoterra per osservare da vicino cosa si muove sotto, per fare emergere quello che pare sommerso, che apparentemente non esiste.

Lo scafandro è protettivo : lo usano i palombari (per sondare i fondali marini..dell’arte), gli aviatori (per superare la barriera del suono…obsoleto), gli astronauti per passeggiate senza la gravità (degli A&R), i pompieri per proteggersi dalle fiamme, gli artificieri per disinnescare ordigni, scienziati per studiare la radioattività, vulcanologi.

Con lo scafandro lasciamo il conosciuto, l’obsoleto (la musica dei network, l’agonia delle major, i baronati e le casate dei musici) e ci lanciamo in una avventura rischiosa ma affascinante.

Viaggi surreali in luoghi dove la realtà è ribaltata, abitata di assurdo. Imprese improbabili, odissee interiori, epiche donchisciottesche. Come i romanzi utopici di Samuel Butler, Swift,Abbott, Jules Verne. La stessa utopia dell’intraprendere una avventura nella discografia italiana. Una impresa folle, irrazionale, irragionevole in un momento in cui chiudono bottega etichette, distributori, negozi di dischi. Oppure un gioco, un rilanciare sbeffeggiante, un contratto siglato con l’ironia. O ancora una liberazione, una breccia nella diga che in questi ultimi anni ha sempre più contenuto l’espressione artistica, l’azzardo poetico, lo sgorgare della musica aldilà dei bilancini commerciali, degli airplay e dei presunti target d’ascolto.

Lo Scafandro è dunque più che una nuova etichetta discografica, è una costruzione astratta, una casa instabile e semovente, una opera d’arte collettiva, in divenire, bislacca . Una Sagrada Familia di suoni con tanti architetti, carpentieri, geometri, muratori, tutti con il metro al contrario, tutti in bilico su fondamenta instabili, tutti inconsapevoli delle pareti portanti. Eppure con la voglia di costruire qualcosa a costo di usare il fango, lo sterco, la paglia per erigere templi del suono non ortodossi.

Lo ScAFAndro è anche un artificio esoterico, una parola che ne contiene un’altra al suo interno: AFA , gruppo che negli anni ’90 haproposto una originale miscela di suoni e teorie. Esperienza musicale da cui provengono  gli animatori di questa nuova ventura turistico-discografica.